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sabato 20 novembre 2010

La spia casalese dell Eternit

C è una commercialista molto particolare a Casale Monferrato in Piemonte, si chiama Maria Cristina Bruno, coinvolta nel processo Eternit che si sta svolgendo a Torino, accusata di spionaggio al soldo del propietario della Eternit.
Una commercialista che fa anche... o sarebbe meglio dire, faceva la giornalista free lance occupandosi di quello che succedeva intorno a quell azienda di amianto e di morte.
Per chi fosse maggiormente interessato alla vicenda Eternit e non solo, consiglio due blog: marco-lavocedellaverita.blogspot.com e polveresottile.blogspot.com
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La figura e il ruolo di quella che nella cittadina piemontese chiamano "la spia degli svizzeri" sono stati descritti da Bruno Pesce, coordinatore del Comitato Vertenza Amianto e leader storico delle battaglie sindacali casalesi. Citato come testimone dal procuratore Raffaele Guariniello, Pesce ha raccontato una storia che a Casale Monferrato aggiunge dolore al dolore. Perché a tradire l'intera comunità è stata una casalese, una che intorno a sé ha visto e vede soffrire e morire di mesotelioma centinaia di concittadini e dunque ben conosce il dramma umano e ambientale causato dall'Eternit. Si chiama Maria Cristina Bruno, una commercialista con l'hobby del giornalismo che agiva per conto della società milanese di pubbliche relazioni Bellodi, al servizio di Schmidheiny. «Il gruppo Eternit è stato un buon cliente fedele e storico... per circa vent'anni», ha confermato nel 2006 l'allora titolare Paolo Bellodi davanti agli ufficiali di Polizia giudiziaria della Procura di Torino che nell'ambito dell'inchiesta Eternit aveva scoperto questa sorta di "intelligence" per spiare le vittime di Casale (e in misura minore quelle delle altre località italiane dove la multinazionale svizzera ha seminato morte) e le loro mosse.
«Maria Cristina Bruno si era avvicinata a noi verso la fine degli anni Ottanta – racconta Bruno Pesce al nostro giornale – ma già in precedenza si era introdotta nella Flm, il sindacato dei metalmeccanici, a cui offriva come giornalista freelance articoli per la stampa locale. Sicuramente fu scelta per spiare la nostra associazione anche perché aveva già degli agganci col mondo del lavoro. Presentandosi come una giornalista molto interessata alla vicenda Eternit, iniziò a frequentare le nostre assemblee e presto anche le riunioni più ristrette e noi, non avendo nulla da nascondere, la accettammo. Anche se era molto petulante: con grande insistenza e in continuazione ci chiedeva dati sui morti, sugli ammalati, sul numero delle parti offese, sui partecipanti alle nostre riunioni e voleva sempre sapere le nostre mosse successive e le strategie legali.  Quando gli avvocati venivano a Casale, faceva in modo di esserci e a volte si recava di persona nei loro studi per aggiornarsi, con la scusa di "portare un saluto" visto che "passava di lì". Nessuno di noi immaginava però che fosse una spia. Pensavamo che il suo comportamento fosse un aspetto caratteriale. Anche perché ogni volta che – a suo dire – non otteneva le informazioni richieste reagiva con frasi del tipo: "Ma insomma perché non mi dite niente? Guardate che io sono dei vostri!"».
Dagli atti dell'indagine del procuratore Raffaele Guariniello risulta che sia stata ufficialmente incaricata dalla Bellodi nel 1990 e che l'azione di spionaggio proseguì fino al 2006. «Ma è probabile che già precedenza svolgesse un'azione di delazione nei nostri confronti», afferma Pesce. Il suo compito, ha dichiarato Bellodi al magistrato torinese, non era solo quello di monitorare la stampa locale (come facevano altri referenti a Bagnoli e a Siracusa, dove le iniziative sindacali erano pressoché inesistenti), ma anche quello di allestire «un rapporto periodico mensile comprensivo d'interpretazione della situazione locale», si legge nel verbale d'interrogatorio della Procura. «Agli atti del processo – ha annunciato il Pubblico Ministero Sara Panelli – vi sono numerose relazioni della dottoressa Bruno che riguardano gli aspetti ambientali, l'incidenza del mesotelioma sui cittadini non esposti professionalmente, le prospettive del processo». Read more at area7.ch