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martedì 3 settembre 2013

Le FEMEN e Kitty Green verso il festival del cinema di Venezia




Oggi ho letto questo articolo di repubblica.it sulla partecipazione del documentario "L' Ucraina non è un bordello" della regista australiana Kitty Green (la vedete sopra) che mi ha disgustato per le affermazioni che sarebbero contenute in questo lavoro della Green.
Valeria Fraschetti, che ha scritto l articolo intitolato "Ho inventato io la protesta in topless", in sintesi, presenta le +FEMEN come delle ragazze soggiogate dallo stesso patriarcato che dicono di combattere, con un leader uomo erotomane di nome Viktor Svyatskiy che avrebbe fondato il gruppo femminista FEMEN con molte belle ragazze per potersele scopare a suo piacimento!

Queste le frasi che Valeria scrive per far credere queste assurdità:

"Ma le Femen non sono mai apparse così nude come in Ukraine is not a brothel (L'Ucraina non è un bordello), documentario fuori concorso al Festival di Venezia che rivela come le disinibite attiviste dell'Est non siano in realtà quelle guerriere del femminismo che dicono di essere, ma piuttosto delle vittime di quello stesso maschilismo che giurano di combattere."

"La nudità come strumento pacifico e mediatico: di attiviste, tra l'altro, selezionate con criteri estetici."

"All'inizio, Viktor è solo una voce che impartisce ordini via Skype. Come alla vigilia della protesta contro la Uefa, "complice" nel promuovere il turismo sessuale in Ucraina durante l'ultimo campionato europeo di calcio: "Dite ad Alexandra che non avrà i suoi 200 dollari se non farà bene la performance". Finché è lui stesso, Viktor Svyatskiy, l'ideologo delle Femen, il padre (non la madre!) del femminismo pop dell'Est ad ammettere di fronte alla telecamera: "Gli uomini fanno di tutto per il sesso: io ho creato il gruppo per avere delle donne". E s'inalbera: "Spero che grazie al mio comportamento patriarcale loro rifiutino quel sistema che rappresento"."

Adesso, se tutto questo fosse vero alla lettera, le FEMEN a Venezia dovrebbero andarci con la motosega che Inna ha usato a Kiev contro una croce di legno, per segare la regista di questo documentario. Io non credo che questo sia vero, però mi aspetto un chiarimento riguardo a quell articolo e riguardo alle affermazioni contenute nel documentario che la giornalista cita.
Credo che queste siano delle assurdità perchè le FEMEN hanno sempre avuto una loro leader di nome Anna Hutsol, che non è una ragazza qualsiasi, infatti era stata invitata in una trasmissione culturale televisiva in russia come leader delle FEMEN (vedi qui) e che è sempre stata indicata dalle FEMEN come leader e fondatrice insieme alle altre tre ragazze Inna, Alexandra e Oxana, del gruppo femminista.

Faccio notare che nel gruppo hanno partecipato e partecipano anche molte ragazze sicuramente non bellissime e una ragazza ucraina enormemente obesa e che Viktor Svyatskiy non è mai apparso pubblicamente nelle immagini ufficiali insieme alle FEMEN, se non poco tempo fa, quando è stato pestato a sangue dai servizi segreti ucraini a Kiev e in quell occasione era stato indicato dalle FEMEN come un consulente politico.
   
Il fatto poi che Valeria indichi Inna Shevchenko come una ragazza che a Parigi ha cercato realmente di emanciparsi, fa credere che le FEMEN siano un gruppo enormemente disunito e che Inna sia un eroina solitaria in mezzo ai "galli". Altre balle fantastiche....che forse nemmeno io sarei capace di costruire! :)
Leggete cosa scrive:

"non a Parigi. È lì che, dopo le pressioni subite dalle forze di sicurezza, fugge Inna Shevchenko, la cattiva ragazza che proverà ad emanciparsi davvero"

Detto questo....riuscirà la regista Kitty Green ad evitare la terribile motosega delle FEMEN!?
Riusciranno le FEMEN nella conferenza stampa di presentazione a Venezia a dare un senso a quelle frasi che sarebbero contenute nel documentario!?

Starò a vedere, intanto metto qui sotto i video fatti per repubblica.it lunedì sera a Genova durante la festa del PD, in cui sono presenti le FEMEN Alexandra e Josephine.









Aggiornamento delle ore 11,00:
Di nuovo repubblica.it confeziona un video con le stesse cose dette qua sopra dalla sua giornalista.



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